“Fuoco cammina con me” fu il lungometraggio di maggior successo di David Lynch:

“Gordon Cole chiama l’agente Chester Desmond per parlare del misterioso omicidio di Teresa Banks; Cole presenta Chester al suo nuovo partner, Sam Stanley, e ricevono indizi da Lil, una danzatrice. Desmond e Stanley esaminano il corpo di Teresa: manca il suo anello e una lettera “T”, su un minuscolo foglietto, le è stata inserita sotto un’unghia della mano. Desmond e Stanley scoprono il recente passato della vittima, e Desmond svanisce dopo aver preso l’anello di Teresa nel campeggio per roulotte dove viveva.”

Uscito nel 1992 diviene in poco tempo una leggenda cinematografica in essa comparvero alcuni  dei personaggi del film mescolati a quelli della serie che tenne incollati agli schermi televisivi una buona parte della popolazione americana.

La serie “TWIN PEAKS” fu un gran successo; inizialmente molto più amata rispetto al film del maestro Lynch.

In questi giorni sono andate in onda le nuove puntate, con gli stessi attori ma invecchiati appunto di “qualche anno”. Il regista, come nel suo primo lungometraggio, compare nei panni del telecronista surreale che parla a voce alta con un tono da robot.

Prodotta per Showtime, il seguito televisivo è stato anticipato da un libro, “The SECRET HISTORY OF TWIN PEAKS” , approfondisce i temi della serie madre e racconta le vicende dei suoi protagonisti.

L’ATMOSFERA BIZZARRA PERVADE TUTTA LA NUOVA SERIE ACCENTRATA MAGGIORMENTE SUL LUNGOMETRAGGIO ORIGINARIO, CON TEMPI MOLTO LUNGHI, VOCI FUORI CAMPO AL LIMITE DEL VEROSIMILE E MOVIMENTI DI CAMERA SINUOSI E MOLTO CURATI.

          Sembra di essere tornati all’interno del film matrice che inspirò tutti gli altri.

Laura Palmer ormai diventata sinonimo della donna di questi tempi, diventa un pò come il Keyser Soze de ” I soliti sospetti”; una figura tra la nebbia che non lascia trasparire informazioni conoscitive.

Vi sono anche parecchie caratteristiche proprie del campy (ossia l’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell’arte, nell’abbigliamento e negli atteggiamenti.)

Dal punto vista artistico, l’autorialità trasuda in ogni istante dello sceneggiato. Le mille mostre d’arte del regista sono presenti come se quasi fungessero da sostegno; un riassunto di una carriera stellare. Come non ricordare: “Dune”, ” Blue Velvet”, “Mullholland Drive”.

La colonna dell’italiano Angelo Badalamenti è un inno di grazia e un lampo di genialità musicale.

In ogni sua opera è presente parte di quella precedente e anche di quella futura.

 

 

 

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