Nel 1997 usciva “Sette anni in Tibet”. Basato sul libro autobiografico di Harrier, scalatore austriaco che da sempre sognava la scalata al Nanga Pharbat, una delle vette più alte dell’Himalaya.

La pellicola, molto diversa dal libro, scruta in modo romantico la vicenda legata al mondo tibetano dal punto di vista di un occidentale. Durante una spedizione tedesca, mentre si svolgeva la seconda guerra mondiale, un gruppo di scalatori furono presi prigionieri dagli inglesi. Dopo vari tentativi di evasione, finalmente riuscirono a scappare e arrivare alle porte della magica Lhasa. Dopo varie difficoltà legate alle notevoli diversità tra la visione orientale della vita e quella dell’ovest; il giovane austriaco diventa amico di  sua santità il Dalai Lama.

Incuriosito dalla tecnologia western come i film e la musica, inizia ad instaurarsi un rapporto di giochi e d’amore.

La così detta testa gialla,  diventa quasi un divo nella piccola Lhasa. Si organizzano anche festività occidentali mischiate a quelle orientali. Proprio durante una di queste  la vicina Cina decide di invadere il pacifico Tibet, ricco di sostanze primarie del sottosuolo e acqua pura in grandi quantità, risorsa preziosa per la vasta siccità della Cina.

Il Dalai Lama fu costretto a scappare e rifugiarsi in un viaggio strepitoso nella vicina India patria dell’illuminazione del Buddha primordiale.

Il film dopo vent’anni risulta essere sempre contemporaneo; oltre ai continui problemi della vicina Cina, con le miriadi di incursioni e devastazioni a templi, si aggiungono le pressioni da parte del paese del sol levante. Oggi i tibetani hanno difficoltà a richiedere passaporti per viaggiare in alcuni paesi del pianeta. Persino in Europa, è di questi ultimi tempi la notizia, che non si rilascia la cittadinanza a tibetani a causa delle varie pressioni cinesi.

La pellicola quando uscì non raggiunse enormi successi ma comunque rimane parte della storia del cinema soprattutto per il delicato tema che tratta.

Anche l’interpretazione di Brad Pitt non convinse in molti per una recitazione a volte troppo superficiale: ai tempi era single, oggi ha vari figli e un matrimonio forse in fallimento e la sua recitazione è decisamente migliorata. Il suo amico di viaggio, David Thewlis, è un attore poco conosciuto che ha fatto però molti film lo ricordiamo in “Poeti all’inferno” con Leonardo di Caprio.

 ll film ha aiutato parecchio ad espandere la cultura millenaria dei tibetani che oggi giorno e diventata FINALMENTE molto di moda.

Ricordiamo il momento in cui il giovane Harrier si elogia davanti a degli articoli sul giornale scritti in suo onore,il tibetano medio però non comprende tutta questa gioia data dalle riviste in quanto l’auto celebrazione non viene affatto considerata.

Rimane comunque un lungometraggio con ottimi scenari e le atmosfere di suoni e tramonti rimangono ben salde nella memoria di chi le osserva.

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