La Geofagia, che significa “cibarsi di terra”, è un’abitudine alimentare da sempre esistita. Ma secondo uno studio americano, ingerire argilla può efficacemente prevenire disturbi gastrointestinali, facendo barriera a virus e batteri.

Di fango, noi esseri umani ne abbiamo sempre mangiato: a partire dall’homo Habilis antenato del Sapiens, fino ai nostri giorni. Dal greco ge, “terra”, e fagein, “mangiare” il termine indica i diversi modi per cucinare la terra da pasto; si può essiccare con acqua e sale facendola poi evaporare a temperatura ambiente oppure, dopo un’accurata pulizia friggerla in padella con olio di semi.

Alla tavola della cucina sarda sedeva un vero e proprio convitato di pietra. Fino ad un secolo fa, infatti, in Ogliastra una delle provincie orientali della Sardegna, si mangiava il “pane di ghiande”. Tra gli ingredienti c’era anche materiale inorganico, in particolare argilla e ceneri del legno della vite.

 

Secondo alcune analisi chimiche il pane della terra avrebbe avuto un alto valore nutritivo e rinfrescante proprio grazie alla terra presente nell’impasto e per confermarlo oggi , gli scienziati della Cornell University hanno effettuato una serie di esperimenti.

Nei test di laboratorio l’argilla ha dimostrato di poter assorbire sostanze chimiche nocive e parassiti eventualmente presenti nel cibo.

Alcuni tipi di terra contengono infatti sostanze nutritive che riducono l’infiltrazione di tossine e di altri patogeni nell’intestino agendo come una barriera chimica e assorbendo anche il ferro, che è uno degli alimenti preferiti da virus ed altri patogeni.

 

La geofagia può diventare addirittura un impulso irrefrenabile, simile alla dipendenza provocata da droghe , per quanto senza effetti intossicanti.

Prima del consumo la zolla di terra va setacciata, riscaldata o essiccata.

La maggior parte delle preparazioni prevede la rimozione delle impurità, poi la cottura vera e propria.

Può essere fritta, affumicata o cucinata a bagno maria.

 

La terra , da pasto, infatti, proviene da un certo numero di fonti diverse: oltre l’argilla , nel menu geofago ci possono essere residui ricavati dai fanghi dei letti fluviali, frammenti di terracotta o zolle di terriccio incastrate tra le piante.

La quantità consumata ogni giorno da un geofago varia tra i trenta ed i cinquanta grammi, ma sono state registrate anche abbuffate di oltre un etto.

La geofagia è un fenomeno molto diffuso nel regno animale: dagli uccelli ai mammiferi fino ai rettili, tutti in qualche modo mangiano terra. Persino alcuni invertebrati come i lombrichi e le termiti ne vanno pazzi.

 

I primi consumatori risalgono a 2,5 milioni di anni fa

Ippocrate nel 380.ac. documenta per la prima volta la geofagia.

Nel 1000 il medico arabo Avicenna invoca frusta e prigione per i geofagi.

Nel 1975 il 55 per cento delle donne della Namibia mangia terra.

Quando non si mangiano esseri viventi o almeno che hanno manifestazioni di vita simili alle nostre, in realtà ci si sente molto meglio una volta terminato il pasto, di conseguenza educare le folle a mangiar terra sarebbe una soluzione ai gravi problemi presenti oggi sulla terra.

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