Abbiamo fatto Zapping in un canale indonesiano per un intero giorno e quello che abbiamo visto vogliamo mostrarlo in un video con dei leggeri tagli.

La televisione asiatica è molto diversa da quella occidentale. Innanzitutto la componente mistica e spirituale è ben presente ed anzi risulta essere la base dalla quale partono gli spettacoli di ogni genere.

Caratterizzati da una sorta di arretratezza nei mezzi che non comporta però una scarsa fruizione da parte di un pubblico molto vasto, si parla di ben 261 milioni, che ben accanito rimane incollato agli schermi. Gli affari sono enormi si parla di cifre da capogiro. In particolare gli artisti del pop Koreano sono acclamati in tutta Asia e stanno sbarcando anche nel continente americano.

La famosa Hallyu wave ossia “onda coreana” ha sradicato il vecchio stile musicale Koreano.

Questo mare di sonorità che richiama una perfetta fusione tra i generi d’oriente e quelli oltre oceano si è fatto largo in tutta Indonesia e non solo.

Proprio qualche mese passato, è stato siglato un accordo tra Giglio Group e Media Nusantara Citra, principale fornitore di servizi pay tv in Indonesia, riguardante co-produzioni di serie televisive con contenuti che mirano alla moda e allo style. L’accordo che durerà inizialmente per tre anni prevede una ripartizione delle entrate derivanti dalla pubblicità e dallo sfruttamento dei diritti.

Alessandro Giglio spiega la collaborazione in modo esaustivo:

“Con quasi 300 milioni di abitanti, di cui il 50% di età inferiore ai 30 anni, l’Indonesia è uno dei paesi emergenti più interessanti al mondo per il settore dell’ecopmmerce ed avendo raggiunto alti livelli di crescita sulla base dei forti consumi privati. Media Nusantara Citra è il più grande ed integrato gruppo multimediale nel sud-est asiatico, motivo per cui questo accordo assume grande rilevanza strategica oltre che rappresentare un’opportunità storica per offrire ai più importanti brand del made in Italy una finestra sulla popolazione indonesiana.

Oltre al piccolo schermo, iniziano ad esserci produzioni cinematografiche di ogni tipo, in realtà per la maggior parte si tratta di co-produzioni con paesi limitrofi come la Thailandia o il fiorente cinema Indiano di Bollywood.

Per fare un esempio a Bali è possibile comprare in negozi, i quali offrono un ampio panorama cinematografico. Il vecchio dvd è ancora il padrone della scena anche se in realtà l’origine sembra essere pirata.

Elenchiamo a seguire una classifica di film “Indo” che secondo la nostra visione, sono degni di partecipare a festival del cinema internazionali.

 

1- “Marlina , omicida in quattro atti” regia di Mouly Surya

Sinossi:

Marlina è vedova e proprio per questo una gang di malavitosi pensa di privarla di ogni suo avere e, dopo averlo fatto, sottoporla ad uno stupro di gruppo. Ma la donna sa come reagire e uccide i malviventi decapitandone uno e portandosi via la testa. Inizia così un viaggio per raggiungere un posto di polizia nel corso del quale incontrerà una giovane donna incinta bisognosa di aiuto.

2- “The look of silence” regia di Joshua Oppenheimer

Sinossi:

Indonesia: tra il 1965 e il 1966 il generale Suharto prende il potere e dà il via a una delle più sanguinose epurazioni della Storia. Con la complicità e il supporto dell’esercito indonesiano, gruppi para-militari massacrano oltre un milione di persone, tra comunisti, minoranze etniche e oppositori politici. Nato nel 1968, Adi non ha mai conosciuto suo fratello, mutilato e ucciso barbaramente da alcuni membri del Komando Aksi nell’eccidio del Silk River. Il regista Joshua Oppenheimer, che già aveva rotto il silenzio sul genocidio indonesiano con il suo acclamato The Act of Killing scioccando pubblico e critica di tutto il mondo, porta Adi, il protagonista, a incontrare e confrontarsi con i responsabili di quell’atroce delitto, in un percorso che ha come obiettivo quello di tutti i grandi viaggi: la ricerca e l’affermazione della verità

3- The raid 2 Berandal

Sinossi:

Il seguito di The Raid continuerà le avventure del protagonista Rama. L’inizio delle riprese è previsto per settembre, e dovrebbero durare all’incirca 100 giorni. Rispetto al primo film il regista Evans userà un budget maggiore, ovvero di 3 milioni di dollari. In questo secondo capitolo della trilogia, Evans ha dichiarato di voler trovare soluzioni visivamente sperimentali per filmare gli inseguimenti automobilistici.

4- “My name is Janez Jansa”

Sinossi:

“Che significa Montecchi? Cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.” Riprendendo l’interrogativo shakespeariano a proposito del nome, del suo significato personale, famigliare, giuridico e sociale, questo astuto e godibilissimo documentario viaggia nel presente tra artisti stravaganti, professori emeriti, cittadini coinvolti in casi di eclatanti omonimie, e nel passato, alla ricerca del cambio di nome che molti personaggi storici hanno ritenuto fondamentale operare per proporsi simbolicamente con una nuova identità. Dal caso un po’ folle di Kristin Sue Lucas, che ha chiesto ufficialmente di cambiare nome in Kristin Sue Lucas, come se la sua persona fosse della stessa natura di una pagina web e avesse periodicamente bisogno di un “refresh”, il film arriva gradualmente al suo centro d’interesse: il cambio di nome intrapreso nel 2007 da tre artisti, i quali hanno legalmente cambiato i loro nomi in quello dell’allora primo ministro sloveno, Janek Janša.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here