Vogliamo concentrare la nostra attenzione sull’enigmatica figura filmica chiamata Luc Besson. Lontano dal futuristico “Quinto elemento”, questo nuovo personaggio caratterizza l’intero film e lo domina in toto. Risulta quasi teatrale e grottesco l’approccio del missionario alla vita.

“Diccara esce dalla prigione dopo sette anni. Egli e’ l’unico a conoscere il luogo dove trovare dei gioielli di grande valore. La malavita e’ sulle sue tracce. Mario decide di chiedere aiuto al fratello ecclesiastico. Verra’ portato in uno sperduto villaggio dell’Arde sotto la falsa veste di prete. I suoi brutali modi saranno  benefici e salutari per tutti gli abitanti.  ”                                                                                                                                                   

Roger Delattre, immerge nella stessa acqua il clero e la mafia. Esce cosi’, un filtro in cellulosa, ricco di pungenti e soffici sfumature. Le due filosofie di vita ora, sembrano trovare un concilio quando mescolate.

Ruoli sono portati all’estremo opposto rivelandoci la loro faccia surreale. Luc Besson produce una commedia degli equivoci a tratti grottesca con una comicita’ ingenua.            Jean Marie Bigard, il missionario, in un intervista ha dichiarato: “non appena ho indossato la tunica, le persone hanno iniziato a trattarmi in modo diverso; l’abito è il monaco!”

Delattre,  ci mostra una regia invisibile  a tratti marcata, a stacco netto e con violenti movimenti di macchina. Il film è stato distribuito in quasi il globo intero e si parla gia di un sequel.                                                    

 Una pellicola non pretenziosa che tenta di  allietarci con qualche risata e riflessione.Tanti    sono  i galeotti, nella storia del cinema, travestiti da chierici, come:” Un Uomo tranquillo di John Ford o il remake di Neil Jordan :                                         

“Non siamo angeli”.

Lo scambio di ruolo affascina la settima arte; attraverso questo semplice   canovaccio, presente anche in molte pièce teatrali, è possibile mettere sotto i riflettori luoghi comuni di ogni tipo sui quali scherzare e ragionare. Da notare l’interpretazione di Patrik, nel film fratello di Mario, il quale compie il percorso inverso del fratello, cercando di essere uno spietato boss della mafia.   

Rispetto alle recensioni passate il “Missionario” perde il quarto posto in quanto ha avuto un maggior clamore tra pubblico e critica su svariati palcoscenici mondiali. Rispetto ai suoi precedenti lavori, il ciclico regista cambia qui registro; scenari ordinari travestiti da un tocco di stravaganza. 

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