Uscito da pochi giorni in tutte le sale del pianeta l’ultimo “Mission Impossible“. Nel primo week’ end USA la nuova pellicola con protagonista Tom Cruise, incassa ben 61.5 milioni di dollari. Ultimo di una lunga serie, mantiene le stesse caratteristiche dei suoi predecessori. Ethan Hunt, personaggio chiave di tutti i precedenti, è ancora richiamato per svolgere un compito nel Kashmir.

Un potente commando vuole impadronirsi di larghe quantità di plutonio per innescare ordigni nucleari.

Un personaggio oscuro, Lark, tinge di ombre un intrecciata sceneggiatura di MC Quarrie, lo ricordiamo maggiormente per il goliardico “I Soliti sospetti” trama ben incastonata all’interno di una griglia teatrale.

Cambi di scena molto veloci, con una colonna sonora incalzante che prelude in ogni attimo ad una imminente catastrofe, il tutto accompagnato da effetti speciali di ultima generazione: abbiamo fruito il lungometraggio con occhiali 3D. In alcune sequenze in realtà, sembra che gli oggetti ti sfiorino la testa; come quando i due elicotteri cadono dallo montagna mentre fanno “free climbing”, attaccati a delle corde e dei moschettoni.

I personaggi cambiano fazione in ogni scena, le parti si ribaltano restando sospese durante tutto l’arco del film. Proprio questo è uno dei temi chiave; quel sottobosco simbolico che è presente nella vita, quel lato sensor- emozionale dal quale tutti possono attingere per avere informazioni di ogni tipo. Come quando Ethan salva la giovane poliziotta uccidendo cinque uomini. La sua larga disponibilità di accessori futuristici è aumentata nel corso degli anni, ora dispone di diversi oggetti sofisticati; come lo scanner facciale ad alta velocità e risoluzione.

Una grande abbondanza di armi e telefonini bionici; non dimentichiamo quando l’auto viene guidata da un cellulare come fosse una mini 4WD.

La scena che più ricordiamo con piacere è quella all’interno del cavò merci del grosso Boeing 830. Prima del lancio nei cieli, Tom vede in arrivo una grande tempesta con immensi fulmini. Dopo varie peripezie decidono di buttarsi. Gli effetti 3D ora divengono molto interessanti, il discendere nelle nuvole tra i fulmini, regala scenari apocalittici e sei completamente dentro lo schermo anzi è proprio lui che che viene da te.

Anche la scena Kung fu all’interno del bagno all’interno di una discoteca, merita di essere nominata; mentre cercava di fare uno scanner al volto ad un capo asiatico, per indossare poi il suo viso, viene ripetutamente colpito con mosse velocissime e precise. La reazione però non manca a tardare, Tom sembra esser ancora in forma smagliante, nonostante l’infortunio che ha avuto durante le riprese che in realtà sembra proprio aver giovato agli incassi del film.

Quasi tutti le scene sono state girate senza nessuno Stunt-man, persino quando è alla guida del grosso elicottero o durante il lancio in Sky-drive alla velocità di 350 Km/H riprovata per ben 306 volte.

Il coraggio è un altro elemento chiave ed è il punto di unione di tutti i personaggi.

Protagonista indiscusso del lungometraggio è la tecnologia, la quale però toglie spazio ad emozioni semplici e vere come quelle che caratterizzavano i dialoghi ne “I soliti sospetti”. Diciamo che questo sesto capitolo della saga, a nostro modesto avviso, non supera quelli del passato anzi rimane in quella superficialità che caratterizza i nostri tempi.

La maggior parte delle riviste specializzate parlano del film in modo positivo, moltissime le recensioni scritte fin dalla sua prima apparizione, il Teaser proiettato, durante la finale del Super Bowl.

Sinceramente  ci aspettavamo qualcosa in più da MCQuarie, ricordiamo con grande nostalgia quegli scenari nebbiosi alla Kaiser Souze, le barche nel porto, le riprese lente e ben calcolate e quel personaggio enigmatico così ben interpretato da Kevin Spacey.

 

Questo Lark non ci convince appieno, sembra cattivo ma non si capisce bene dove voglia arrivare. Anche la sceneggiatura seppur ben scritta, risulta un pò finta molto lontana dal nostro amato Neo-realismo al quale siamo stati abituati fin dagli esordi del cinema. Ricordiamo poi che la saga fin dai suoi esordi è ispirata dalla omonima serie televisiva trasmessa in Italia con il titolo Missione Impossibile nata dalla mente di Bruce Geller nel lontano 1996.

Sicuramente rimane un film da vedere, da aggiungere alla propria collezione filmica mentale, le riprese aeree del Kashmir sono un bel omaggio alle prime vedute paesaggistiche del cinema delle origini; era un ottimo metodo per scrutare il mondo seduti in una sala.

 

.

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here