I week-end di fine estate sono ricchi di eventi e fiere di ogni tipo; la gente si riversa nelle città d’arte. Siamo andati nell’antico e famoso castello di San Leo, casa e prigione di molti personaggi di spicco del passato come Orsini e Cagliostro. Arrivati ai piedi del monte solitario, veniamo attratti da un piccolo casolare allestito come se fosse la vecchia Lhasa. Si tratta dell’albergo Tibet dove ogni settimana arriva un monaco Tulku per fare delle cerimonie.

Continuiamo per la salita ed arriviamo alla base del castello. All’esterno delle mura si sta svolgendo il festival dell’Alchimia con stand provenienti da tutto il mondo. Qui si possono trovare oggetti rarissimi come piccole statuine del leggendario Lersi o piccole piramidi Orgoniche fatte a mano dagli artisti che vivono nel borgo. Il passato di questi luoghi , mistico e alchemico, richiama ancor oggi quel tipo di energia.

Passeggiare in queste sale così esoteriche innesca strani meccanismi cerebrali e sensitivi.

La cella di Cagliostro ci regala, in qualche modo, ancora la sua presenza come anche nella sala del tesoro perduto, la stanza delle torture ed i nei mille oggetti per curare e medicare gli infermi di sua invenzione. Emerge così che la cristallo-terapia era già usata a quei tempi, insieme all’utilizzo di medicinali ricavati da macerati di erbe particolari. Anche il veleno di scorpione veniva sintetizzato, seguito dalla razza e dalla mandragola.

Il castello fu per un periodo la Capitale D’Italia. Era un luogo conosciuto in tutto il mondo e divenne meta di scrittori, artisti e mistici e soprattutto massonici. La massoneria era molto interessata alla figura di Cagliostro e della sua consorte. Soprattutto della cerchia dei massoni che conobbero a San Pietroburgo dove vissero per un breve periodo.

Molti storici lo identificano come un antico centro sacro fin dalle origini, anche grazie alla sua particolare conformazione morfologica. Acquisisce il nome da un eremita dalmata, Leo, proclamato poi santo. Lo stato Pontificio poi nel 1631, inglobò tutto il comprensorio facendolo diventare la prigione di tutti gli eretici ossia coloro contro la filosofia della chiesa. Cagliostro fu uno di questi poveri prescelti.

Chiuso in una cella all’inizio della detenzione, quindi spostato in una stanza talmente angusta da essere chiamata ‘il pozzetto’, senza porte (il detenuto e il cibo venivano calati da una apertura sul soffitto, proprio come in un pozzo) e con una minuscola finestra, Cagliostro perse via via la ragione, sopravvivendo per 6 anni in quel tumulo che divenne anche la sua tomba. Venne trovato semi-paralizzato sul tavolaccio della sua micro-cella, e dopo 3 giorni di stato apoplettico morì: venne sepolto appena fuori dalla rocca, nella terra nuda. Solo più tardi, si narra, truppe polacco-francesi in guerra col papato conquistarono la rocca liberando i prigionieri e rinvenendo il cadavere, al quale dettero sepoltura più degna. Ma a questo punto le fonti diventano incerte, tanto che esiste anche una forte teoria su un eventuale scambio di persona.

Si dice che lo spirito di quest’uomo non abbia mai trovato la pace, tanto che ancora oggi si possono udire i suoi agghiaccianti lamenti dal fondo del pozzetto espandersi per tutta la rocca.

E pensare che poco dopo, nel Rinascimento , gli alchimisti erano cercati per aiutare tutte le corti d’Europa; come il “Bombastic ” Paracelso, che vedeva nel Mercurio la medicina per eccellenza e aveva trovato la formula per creare un essere umano, senza però mai mostrarlo.

Anche poi nell’epoca dei lumi gli oscuri segreti dell’alchimia non persero mai il loro fascino. Anche Isaac Newton praticava l’alchimia quotidianamente, il segreto dei principi vitali della natura e della materia. Giuseppe conte di Cagliostro sbagliò solo i tempi. Registi come Myazaki o Orson Wells hanno dedicato interi lungometraggi d’animazione e dal vero.

Si deve ammettere che l’atmosfera all’interno è veramente particolare, una volta andato via sembra che il luogo sia sempre con te, una energia che rimane impermanente come l’anima.

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