Karma e Dharma

Cari amici, lettori,
oggi vorrei scrivere qualcosa di importante per la vita di ognuno di noi. Sono il significato delle parole “Karma” e “Dharma”.
Il Dharma è un principio perfetto di armonia universale. Il Dharma individuale coincide con la legge morale interiore a cui ogni essere umano deve attenersi. Il Dharma quindi è la tua responsabilità che diviene dovere verso la società, l’ambiente e infine il tuo “Sé” superiore. Anche questa parola, come il Karma, proviene dal sanscrito antico e ha vari significati interpretativi ma che si affiancano uno con l’altro: “dovere”, “legge”, “legge cosmica”, “legge naturale”, oppure “il modo in cui le cose sono” o come equivalente del termine occidentale “religione”. Il termine deriva dalla radice sanscrita “dhr”, che significa “sostenere”. Tutto ciò che mantiene e sostiene la manifestazione, il mondo e tutti gli esseri e la società è Dharma. Ma significa anche tutti gli insegnamenti, intesi come insieme di istruzioni verbali e qualità spirituali conseguite ed insegnate dagli esseri risvegliati.

La Bhagavad-Gita


Il Karma quindi è la somma delle nostre azioni e la conseguenza delle nostre intenzioni passate, il Dharma invece, è dove vogliamo arrivare, il percorso che nel nostro cuore sappiamo essere giusto e in armonia con l’intero universo. Come ogni percorso, quello del Dharma è fatto di tanti piccoli passi amorevoli eseguiti con devozione giorno per giorno. Dedicandoci a ciò che amiamo, ci eleviamo nella via del Dharma, che sia la nostra famiglia, il nostro lavoro o la nostra comunità. Mettendoci al servizio dell’umanità risvegliamo la nostra essenza divina e ripuliamo la nostra vita dalla negatività, per proiettarci con amore in un futuro luminoso. ll Dharma è il ‘dovere’ che ci siamo scelti per questa vita. E’ quella forma di esistenza unica che solo noi siamo in grado di realizzare, la nostra unicità come si manifesta in un fare nel mondo: il nostro lavoro, la figura dei nostri affetti, se siamo sposati, se abbiamo figli, come diamo vita alle nostre passioni, come ci rapportiamo al mondo è come scambiamo con esso. Si dice nella Bhagavad-Gita che è più importante compiere il nostro Dharma, quale esso sia, di qualsiasi altra cosa.

La Bhagavad-Gita (Il Canto del Beato) è il più grande poema epico indiano scritto nel 1000 A.C. ed è una storia che tratta di cavalieri indiani e della faida o vendetta tra due grandi e potenti famiglie. Ogni evento descritto è allegorico alla vita di ogni uomo che include la malattia, le scelte e decisioni da prendere, le battaglie di tutti i giorni dove Krishna presente in tutta la sua potenza, è la coscienza di Cristo, la parte di noi che realmente sa, la guida super-cosciente racchiusa in tutti noi. Come le famiglie, anche noi lottiamo tutti i giorni per la nostra salvezza fisica, emotiva, psichica e ci impegnamo nella ricerca di una vita filosofica che altro non è che il nostro Dharma. Infatti quando il nostro Karma prende una certa direzione, possiamo letteralmente sentire che stiamo per impazzire, così come quando il karma prende un’altra piega, possiamo riappropriarci della nostra salute mentale, del nostro equilibrio. Raramente il Dharma è una cosa che ci viene facile fare, perché, nella maggior parte dei casi, in ciò che ci viene facile fare, non c’è impegno, evoluzione e vita che sono caratteristiche essenziali del Dharma più autentico.

Il Dharma è il concetto secondo il quale ognuno di noi è qui con uno scopo, un “dovere interiore” da esprimere nella sua vita. Ogni forma di vita, dall’uomo alle piante, ha un suo “dovere interiore” che chiama, che cerca di realizzarsi, questo è il Dharma. Nel contempo subiamo l’influsso di pensieri e azioni fatte nella vite precedenti ed in questa vita, questo si chiama karma. Siamo fatti di energia e tutto nell’universo è permeato di energia che scambia informazioni e sappiamo che oltre alle azioni, anche i pensieri e le parole creano. Quando ci troviamo in situazioni in cui ci domandiamo “perché?” ricordiamoci del Karma e cerchiamo, almeno in questa vita, di stare in contatto con la nostra anima e il suo compito qui sulla terra che è il dharma. Non possiamo tornare indietro nel tempo per sistemare le cose, anche se qualcuno con l’ipnosi ci ha provato, ma possiamo responsabilmente agire nell’amore ed accettare anche gli eventi “negativi” come espiazione del Karma.

Quello che oggi chiamiamo talento, è quella forza definita da James Hillman (psicanalista, saggista e filosofo americano) con il nome di “daimon” e che ci guida per realizzarci. Nel suo capolavoro “Il codice dell’anima” egli scrive:

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.”


Esiste qualcosa, in ciascuno di noi, che ci induce a essere in un certo modo, a fare determinate scelte, a prendere certe vie anche se talvolta possono sembrare casuali o irragionevoli. Esiste, ed è il daimon, il «demone» che ciascuno di noi riceve come compagno prima della nascita, secondo il mito di Er raccontato da Platone. Il tuo daimon è ciò che si nasconde dietro parole come «vocazione», «chiamata», «carattere», ed è il condottiero del tuo Dharma. Il daimon è una nostra dimensione interiore, ovvero l’essenza di ciò che noi siamo destinati ad essere.

Il daimon ci accompagna fedele e ci stimola alla grandezza, alla potenza. Vuole essere celebre e celebrato e non desidera altro che esprimersi. Per liberare questa potenza, dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort e impegnarci verso i nostri sogni.

Alla prossima!
Marco Cesati Cassin
Ricercatore, scrittore, formatore.

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